Cavada: “Rifugio Tonini, progetto troppo slegato dal contesto alpino. Necessaria pausa di riflessione per ascoltare la gente”

PRIMA SEDUTA CONSIGLIO PROVINCIALE DOPO ELEZIONI OTTOBRE 2018 / in foto GIANLUCA CAVADA FOTO DI ALESSIO COSER

In virtù dell’approssimarsi della stagione estiva i rifugi alpini iniziano a riprendere le loro attività ed assistiamo, a nostro malgrado, ad una sfilata di progetti che poco hanno a che fare con il rifugio montano e che di “alpino” hanno, purtroppo, solo la localizzazione.

L’ambiente e la cultura devono essere rispettati anche nella forma e nell’architettura della tradizione. La modernità è accettata quando rispetta il passato senza intervenire in modo violento. In ogni caso, la centralità del paesaggio e la rilevanza della sua tutela tra i valori costituzionalmente garantiti sono princìpi da sempre riconosciuti, la salvaguardia del bene paesaggistico è elevata a valore primario dell’ordinamento e non dovrebbe essere suscettibile o subordinata ad altri interessi, costituendo – di fatto – un interesse pubblico fondamentale, primario ed assoluto che va tutelato nella sua interezza.

Noi crediamo al “montanaro” che chiede di poter essere accolto in strutture che riportano al godimento del calore che, solo i vecchi rifugi, sanno dare. Le forme ed i materiali proposti con i nuovi progetti sono più consoni ai supermercati che non alle strutture che tanto ci hanno appassionato nei sopralluoghi che abbiamo fatto.

Proprio recentemente mi sono interessato al progetto di ricostruzione del rifugio Spruggio – Tonini, sull’altopiano di Piné, che può essere portato ad esempio di quanto, a mio modo di vedere, c’è di sbagliato nella gestione del rapporto con le nostre montagne.

Vi posso assicurare che sono rimasto allibito dalla proposta architettonica presentata, in un momento in cui ci si batte affinché le malghe e le casere del Lagorai vengano tutelate non solo nelle forme, ma anche nelle disposizioni interne per poter mantenere l’uso per il quale sono state costruite. Il più recente progetto presentato prevede, infatti, una struttura completamente sconnessa dal contesto paesaggistico ed edilizio montano.

Non comprendo questo cambio di rotta rispetto al progetto precedente, che, tra l’altro, prevedeva l’uso di materiali a “chilometro zero”, già presenti in loco e che sono funzionalmente consoni alle tradizionali edificazioni, come il legno di larice, di pino cimbro e il porfido. Tutto ciò era presente nel progetto che la SAT aveva presentato nel 2011 e che ben rappresenta e ben si inserisce, per forma e materiali, nel contesto alpino.

Il mio auspicio ed il mio impegno vanno quindi nella direzione di una, pur breve, pausa di riflessione per poter permettere un’attenta riflessione su quale progetto adottare per la ristrutturazione del Rifugio Tonini, che è, in definitiva, quello che ci chiede la gente.