Cerchiamo di essere concreti in merito alla chiusura dei negozi la domenica

Apprendo, dalla lettura quotidiana di lunghi interventi ed editoriali d’accusa nei confronti della Giunta, come la principale preoccupazione della stampa locale sia la questione inerente la chiusura domenicale dei negozi, che comunque rimarranno aperti per quasi 5 mesi all’anno. Mi permetto di analizzare un momento le incongruenze ricorrenti di tali affermazioni.

Alcuni insistono nell’affermare che la chiusura domenicale dei negozi possa causare danno all’industria turistica, ma non è così: dando adito alle critiche si sostengono la grande distribuzione e le multinazionali e non si dà il giusto merito ai piccoli commercianti, così come al bellissimo patrimonio culturale e paesaggistico che il nostro territorio è in grado di offrire.

Sono la montagna, i laghi, lo sport, i borghi antichi e la tranquillità che muovono il turismo alpino e dolomitico, non l’apertura dei negozi. Vero che si è scelto di tenere aperte le attività commerciali nelle aree ad elevata presenza turistica, ma si tratta di realtà particolari che nascono e si reggono sul turismo stagionale. Ribadito questo punto, è d’obbligo soffermarsi su tre specifiche dichiarazioni rese nei giorni scorsi da alcuni esponenti politici.

La prima riguarda quella fatta da Marcello Carli, il quale ha criticato il disegno di legge sebbene il suo principale sponsor abbia votato a favore in Consiglio provinciale: un’incongruenza che pone delle perplessità su come voglia questi governare una città quando il suo principale alleato politico la pensa in modo totalmente diverso. 

Altra dichiarazione riguarda quella dell’Assessore Stanchina il quale sta usando la storia della chiusura dei negozi la domenica per farne argomento da campagna elettorale – senza pertanto averne le competenze in materia quando cita la polizia municipale – alla pari dell’ex Sindacalista e ora candidato Sindaco Franco Ianeselli. A Stanchina ricordo solo che il vero problema è che Trento a oggi è una città che deve ancora pienamente utilizzare il suo potenziale turistico. Certamente ci sono degli eventi che portano turisti, ma sono limitati in alcuni periodi dell’anno ben specifici.

I due eventi che hanno una certa rilevanza sono il Festival dell’Economia – conosciuto in tutta Italia e nel Mondo – e i Mercatini di Natale che comunque soffrono di un’agguerrita concorrenza sia a livello provinciale, ma anche regionale ed europeo. Sappiamo anche benissimo da anni che i piccoli commercianti di Trento hanno difficoltà a tener aperto 7 giorni su 7 perché nei fatti insostenibile economicamente, eppure sostanzialmente Ianeselli non lo vuole capire e con le sue affermazioni non sostiene i lavoratori, ma i datori di lavoro ricollegabili alle grandi catene. Lo fa anche criticando la Giunta provinciale che ha chiesto ai dipendenti pubblici di lavorare un po’ di più in un momento difficile dove chi lavora nel privato spesso si trova in una situazione di profonda difficoltà. 

Ianeselli è quindi passato dalla lotta di classe, ovvero la lotta tra la classe operaia e i capitalisti alla lotta tra dipendenti pubblici e dipendenti privati, dove i primi vengono difesi da lui, pur essendo già ampiamente tutelati, mentre i secondi vengono da lui ignorati, anzi nei fatti li si incita a lavorare 7 giorni su 7 con conseguente danneggiamento dei loro diritti. La Giunta, in un periodo così delicato, si è mossa anche a tutela delle grandi aziende; tuttavia, era giusto aiutare le piccole aziende, magari a gestione familiare, che non avevano ancora visto un intervento a loro favore. 

Concludo quindi ponendo un particolare invito a tutti alla riflessione e a sfuggire dalle mere logiche elettorali dettate un po’ dal caso. Trento merita – alla pari di Rovereto – un serio piano di sviluppo dal punto di vista del turismo. Un piano di sviluppo che non può, lo dico schiettamente, essere sviluppato dal centrosinistra che in quest’ultimo decennio non è stato capace di potenziarlo adeguatamente, arenandosi invece nell’autocelebrazione di qualche iniziativa – lodevole – fatta negli anni ’90 e primi anni 2000. 

Il problema è che l’industria turistica, alla pari di quella culturale, necessita di costanti aggiornamenti e sviluppi affinché il territorio non resti indietro, ma per qualcuno è più opportuno e conveniente fare polemica se qualche grande catena o qualche supermercato resta chiuso la domenica.

Devid Moranduzzo