Editoriale: Analisi del voto in Emilia-Romagna

Mi ha francamente sorpreso vedere come in questi giorni sia stata enfatizzata la vittoria di Stefano Bonaccini alle elezioni regionali svoltesi in Emilia-Romagna il 26 gennaio. Si è infatti presentato il tutto come una inattesa battuta d’arresto della Lega, quando invece le cose stanno diversamente, con il partito di Salvini che aumenta i consensi di oltre 12 punti percentuali. Va a tal riguardo ricordato che l’Emilia-Romagna è la patria della sinistra, dove esiste un voto a sinistra autentico, in un sistema di potere che funziona e regge da oltre 70 anni. 

Il centrodestra avrebbe potuto vincere, l’analisi dei dati sulle liste ci dice che le coalizioni sono distanti circa due punti, quindi la vittoria storica è mancata per poco. Un risultato che comunque è superiore a quello ottenuto dalla Democrazia Cristiana, partito che ha governato in Italia per oltre 50 anni con i vari Fanfani, Moro, Andreotti e Cossiga.

Semmai il vero dato è quindi che in Emilia-Romagna, nonostante tutto, il Partito Democratico ha in qualche modo tenuto perdendo comunque rispetto alle precedenti regionali ben 10 punti percentuali.

La capacità di mobilitazione della sinistra, pur non paragonabile a quella del vecchio Partito Comunista Italiano, è ancora tutt’altro che da sottovalutare ed è stata sfruttata al massimo delle sue potenzialità da un partito che sapeva bene che il 26 gennaio si giocava non un’amministrazione regionale, ma il governo di cui è perno e, probabilmente, il suo destino.

Ne è derivata, grazie a detta mobilitazione, una vittoria per molti versi in extremis, con Bonaccini giunto perfino a nascondere, sui suoi manifesti, il simbolo del Pd; il che è tutto dire sull’effettivo entusiasmo che tale formazione oggi sa generare.

Un aspetto, questo, che si è mediaticamente nascosto. Esattamente come si è nascosta o minimizzata l’affermazione della Lega, riuscita nel portare alle urne – con un risultato storico – un numero di elettori sovrapponile a quelli del Partito Democratico. Senza poi dimenticare che il centrodestra si è imposto in ben quattro provincie quali Parma, Piacenza, Rimini e Ferrara; in quest’ultimo caso addirittura conquistando la maggioranza in tutti i comuni ferraresi. Tutte cose omesse a beneficio di un’ovazione per la vittoria del centrosinistra che dubito, se l’avesse spuntata Lucia Borgonzoni, sarebbe stata garantita in egual misura.

Ad ogni modo concludo, per evitare ogni polemica, evidenziando che quella che si è verificata domenica – con l’alta partecipazione che si è vista – è stata una vittoria per la politica. Vittoria preceduta da una campagna che ha visto piazze piene da entrambe le parti, con gli uni e gli altri, per quanto divisi, decisi a confrontarsi su un’idea di governo e futuro. Il tutto con la scomparsa dai radar della politica proprio di quella forza che, a parole, doveva essere vicina alla gente e invece pare ormai sulla strada del tramonto, se non dell’estinzione: il MoVimento 5 Stelle.

Consigliere regionale Denis Paoli