Editoriale: donne di destra, basta pregiudizi

Se la donna in politica è di centrodestra, allora non è leader ma succube e servile. È la tesi che la sociologa Barbara Poggio – prontamente ripresa della stampa – ha rilanciato commentando le ultime elezioni regionali. Nello specifico, secondo la professoressa sia «Jole Santelli, che ha vinto con uno scarto importante in Calabria» sia «Lucia Borgonzoni che ha perso in Emilia Romagna» incarnano «una visione ancillare della donna, elemento accessorio e decorativo, che sa rimanere un passo indietro rispetto al maschio alfa, disponibile ad accogliere con sorriso riconoscente anche commenti sgradevoli e inopportuni». 

A suffragio della sua sentenziosa osservazione, la sociologa ha richiamato la battuta rivolta da Silvio Berlusconi – le cui uscite sopra le righe, dopo decenni, non sono esattamente una novità – alla candidata governatrice per la Calabria, risultata appunto poi vincente. Ora, a parte che trovo semplicistico desumere dalla mancata indignazione per una battuta del Cavaliere chissà quale atteggiamento subalterno da parte della neoeletta Santelli, la mia impressione è che esista e resista un forte pregiudizio – paradossalmente pure ad opera di chi a parole li avversa, i pregiudizi – nei confronti delle donne di destra o, più semplicemente, non progressiste. 

Tale pregiudizio si sostanzia in una visione manichea tale per cui se la candidata è di sinistra è probabilmente molto brava, se è di destra è probabilmente molto gradita al capo. Uno schematismo che rigetto facendo notare che non da oggi il mio partito, la Lega, inanella primati proprio nella valorizzazione delle donne in politica.

Per brevità, mi limito anzitutto a due nomi: quello di Sandy Cane, che con la Lega è stata il primo sindaco donna di colore d’Italia, e di Irene Pivetti, che militava nel mio partito quando, nel 1994, fu la più giovane presidente della Camera della storia italiana.

Per venire al Trentino, ricordo che in Giunta provinciale oggi siedono due donne e mamme – Stefania Segnana e Giulia Zanotelli – mentre l’ultima legislatura, presieduta dal centrosinistra, si è conclusa con una sola donna assessore, Sara Ferrari. Per quanto possa apparire inelegante citare sé stessi, rammento inoltre che, nel mio piccolo, sono la Presidente di un gruppo consiliare che mai, per numero, la sinistra ha potuto vantare nel nostro Consiglio provinciale. Tutto ciò per stare alla sola Lega chiaramente, perché – da Giorgia Meloni a Marine Le Pen – molti altri nomi femminili sono lì a confutare bizzarre asserzioni sulla veste più o meno «decorativa», al di fuori della sinistra, che la donna avrebbe.

Motivo per cui respingo al mittente qualsivoglia insinuazione sul fatto che, nel centrodestra, è gradita solo la donna «che sa rimanere un passo indietro rispetto al maschio alfa»; una tesi che trovo profondamente oltraggiosa, oltre di rozza caricaturalità.

Concludo pertanto con l’auspicio che un tema sentito come quello della parità tra uomo e donna nelle istituzioni possa tornare quanto prima ad essere affrontato, anche nel dibattito trentino, con più serietà, senza cadute di stile buone solo a rinverdire gli stereotipi di quanti affermano di volerli eliminare.

Mara Dalzocchio