Fugatti: “Riflessioni sui punti nascite”

Quanto costa la ricerca? Sicuramente molto. Ma recentemente ho avuto la fortuna di visitare – e incoraggiare – il centro Telethon e capire che i finanziamenti alla ricerca per debellare le malattie rare non bastano mai. Eppure è sufficiente che germogli anche solo uno dei mille semi piantati per dire: sì, ne vale la pena.
Quanto costa il punto nascite di #Cavalese? Sicuramente molto. Ma anche qui, non si tratta di guardare con il paraocchi il puro aspetto ragioneristico, perché la posta in gioco è molto, molto più alta. 
Si tratta di dire chiaramente che in #Trentino non ci devono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B. Si tratta di capire che la metà dei nostri concittadini vive nelle valli ed ha tutti i diritti di rivendicare parità di accesso a quelli che sono considerati i servizi essenziali: la sanità ad esempio, ma anche la scuola, gli asili, i servizi comunali e via dicendo.
Possiamo discutere all’infinito sui modelli organizzativi, dire che la centralizzazione è più efficiente (e meno costosa?), 
che siamo così pochi che basterebbe concentrare tutto in una o due città desertificando tutto ciò che sta intorno, come già avvenuto in altre parti del Paese.

Ma anche questi sono costi (e sarebbe interessante dedicare una tesi di laurea per approfondire il tema sotto tutti gli aspetti, dalla viabilità all’urbanistica, dal dissesto idrogeologico all’impatto ambientale in genere, e via discorrendo).

Sono costi, dunque, e tempi lunghi, a volte lunghissimi e costellati di ostacoli… basti pensare al travagliato iter del Nuovo ospedale.
Nel frattempo però ogni uomo, ogni donna, ogni famiglia che decide di continuare a vivere lontano dalle città ha bisogno di risposte. E quegli stessi bambini che sono nati in queste settimane a Cavalese avranno diritto ad essere curati, ad andare a scuola, a creare relazioni nel luogo in cui sono cresciuti. Quel luogo che impareranno ad amare e che vorranno difendere. Per il bene di tutti noi.
La politica viene spesso accusata di non avere visione. Per me visione significa guardare quello che abbiamo attorno a noi e poi chiudere gli occhi un istante immaginando come potrebbe essere, in un futuro non troppo lontano. Saranno le scelte che stiamo facendo oggi che ci restituiranno un ritratto dentro il quale la nostra comunità anzitutto dovrà riconoscersi, ma che ci caratterizzeranno anche nei confronti del mondo. Perché globalizzazione, spopolamento, ricerca di identità sono temi (gli stessi riecheggiati nel percorso degli Stati generali della montagna) che non hanno confini. In Trentino sono i cittadini stessi che reclamano soluzioni per giocarla fino in fondo questa sfida: ascoltarli è un dovere come pure impegnarsi per trovare soluzioni. Derubricare ad ostinazione o propaganda la volontà di difendere certe scelte significa rinunciare a quella ricerca che magari può apparire costosa, ma su cui poggia uno dei pilastri del Trentino che verrà.

Maurizio Fugatti