Mara Dalzocchio: “Corsi per educazione di genere, ai 285 accademici dico: nessuna «immotivata cancellazione», ma solo ridefinizione inclusiva”


La petizione dei 285 accademici in favore della reintroduzione dei corsi di educazione alle relazioni di genere nelle scuole trentine lascia decisamente basiti. Numerose, infatti, sono le criticità di un simile documento che, molto astutamente, tanto per cominciare prende di mira «teorie fondate su argomentazioni pseudoscientifiche» che avrebbero «effetti limitanti e negativi sulla vita delle singole persone e sulla convivenza civile», senza però specificare di quali «teorie» si tratti, arenandosi così nel comodo ma poco coraggioso terreno delle allusioni.

Trovo inoltre assai curioso il fatto che dei docenti sottoscrivano un simile documento in nome del pluralismo pochi giorni dopo che il Rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, ha reso nota la sua volontà di organizzare «una conversazione pubblica e plurale sul tema del gender»: forse perché, fino ad oggi, una simile opportunità – in barba all’articolo 7 del Codice etico dell’Università di Trento, che parla di «cultura basata sul rispetto del pluralismo» – non era stata assicurata? Il dubbio, francamente, viene. Tanto più che se c’è qualcuno che minaccia il pluralismo non è certo la Giunta Fugatti bensì, semmai, i violenti che lo scorso 22 marzo hanno preso d’assalto il palazzo della Provincia.

Continuando, non si può non rilevare l’imprecisione di espressioni come «immotivata cancellazione» di corsi che – come gli Assessori provinciali Segnana e Bisesti hanno già ripetuto fino alla noia – sono stati semplicemente sospesi in vista di una rimodulazione. Questo perché il nuovo Governo del Trentino ha semplicemente un’altra idea – più ampia e meno divisiva – rispetto al conflitto e al bullismo, piaghe assai gravi e perciò da contrastare in tutte, e non più solo in alcune, sue declinazioni.

Un approccio che personalmente trovo molto convincente, tanto più che, di tutto può essere tacciata la Lega, tranne che di essere un partito poco attento alla violenza contro le donne, come dimostra anche la recente approvazione della legge sul «revenge porn», che prevede pene da uno a sei anni e multa da 5 a 15 mila euro per chi diffonde materiale pornografico del partner.

Nessuna «immotivata cancellazione» di corsi scolastici, dunque, ma solo una pausa per ripristinarli in modo diverso, più inclusivo e attento ad armonizzare le relazioni tra maschi e femmine sulla base delle loro differenze e della bellezza delle stesse. Il tutto con maggiore attenzione al primato educativo delle famiglie, cui spetta prioritariamente il diritto di formare i propri figli su quelli che sono temi estremamente delicati.

Non vedo come un simile approccio possa suscitare tutte queste perplessità; mi viene quindi il sospetto che esse siano animate da chi cerca lo scontro, anziché il confronto con la realtà delle cose.